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El Salbanelo
Come tutti sanno "El Salbanelo" è un ometto piccolo, peloso, vestito di rosso e calzato con zoccoli di legno che corre continuamente qua e là comparendo a chi gli pare e quando gli piace. E bisogna stare attenti alle sue orme. Eh! sì! Fate bene attenzione a non porvi il piede sopra che altrimenti rimarreste succubi per sempre della volontà del terribile ometto. Vi farebbe correre qua e là e poi vi costringerebbe a salire sul monte dove stanno pascolando le sue mandrie incaricandovi di custodirgliele. Con un lieve soffio cancellerebbe il ricordo di casa e parenti dalla vostra memoria e, per dimostrarvi la sua amicizia, vi farebbe assaggiare di tanto in tanto le sue specialità: burro, formaggio e ricotta. Se gli uomini oggi sono diventati dei bravi casari lo debbono proprio a lui. Adesso vi racconto come accadde. Su in alto in una delle nostre valli, un tempo abitava una bella ragazza: lunghe trecce nere raccoglievano i suoi capelli. Aveva le guance rosse ed era sempre allegra. Dalla mattina alla sera sfaccendava in casa cantando. Quando aveva terminato le faccende domestiche però, senza curarsi dei consigli dei più anziani, se ne andava tranquillamente a passeggio per prati e boschi. Così un giorno, finché raccoglieva le fragole nel bosco, mise inavvertitamente il piede sopra un'orma del Salbanelo. Fu subito catturata da una forza misteriosa che la costrinse a correre verso il folto del bosco e poi su in alto verso i pascoli più alti. Non si curava dei rami che le sferzavano il viso, né dei rovi che le graffiavano le gambe. Infine, quando ormai il cuore le sembrava proprio stesse per scoppiare per la fatica, giunse davanti ad una caverna. Lì finalmente si sentì libera. Davanti alla caverna, seduto sopra un basso sgabello, uno strano ometto vestito di rosso la stava scrutando. "Ben arrivata bella fanciulla!" le disse sorridendo bonario. "Salute a voi, signore", rispose la ragazza. Il sorriso ed il tono cordiale dell'ometto le fecero credere che non poteva essere stato lui la causa della sua corsa, così gli chiese "Mi devo essere perduta. In verità non so quale forza mi ha fatto correre fin quassù. Potreste indicarmi il sentiero per scendere a valle?" "Volentieri," le disse il Salbanelo. Si alzò dallo sgabello e si avvicinò alla ragazza. Poi le alitò sul viso e cancellò dalla sua mente ogni ricordo del passato. "Ben svegliata. Hai dormito molto oggi, carina", le disse. La ragazza sbatté gli occhi, non ricordando né come né perché si trovasse lì, ma era desiderosa di compiacere l'ometto e gli rispose: "Mi dispiace di essermi addormentata, ma ora sbrigherò subito tutte le faccende ". Prese la scopa e spazzò la caverna in ogni angolo, poi pulì lo sgabello, tolse la cenere dal focolare e infine, con la sabbia del ruscello lucidò tutti le pentole fino a farle brillare come il sole. "Ecco fatto," disse infine, soddisfatta. "Bravissima," rispose il Salbanelo, "come premio ti permetterò di rimanere qui ad osservarmi mentre faccio il burro." La ragazza lo guardò stupita, chiedendo "Che cos'è il 'burro'?" Gli uomini infatti non lo conoscevano ancora. "Aspetta e vedrai" rise il Salbanelo, "poi te ne farò anche assaggiare un pezzettino". Il Salbanelo era insolitamente allegro: tutte le altre volte che aveva catturato essere umano, si era sempre trattato di qualche pastore o di qualche boscaiolo. Ma adesso ... adesso aveva una ragazza che gli avrebbe tenuto compagnia, che gli avrebbe tenuto pulita la caverna ... In quel momento entrarono nella caverna tre uomini. Silenziosamente depositarono dei secchi colmi di latte appena munto, denso e cremoso. Appena furono usciti, il Salbanelo disse alla ragazza: "Raccogli la panna di questo latte e mettila nel recipiente che hai lucidato poco fa ". La ragazza ubbidì. Quando tutta la panna fu nel recipiente, l'omino cominciò a sbatterla forte e veloce. La panna un po' alla volta si rapprese ed il Salbanelo la levò dal recipiente, facendone un pane rettangolare. "Questo si chiama burro," disse alla ragazza porgendogliene un pezzetto. Il sapore era veramente squisito. Le sembrava di non aver mai assaggiato nulla di più buono. Nei secchi però era rimasto molto latte scremato. "Lo butto via?" domandò la fanciulla. "No! No di certo!", rispose il Salbanelo "Domattina pulirai tutto per bene. E quando avrai finito, ti farò vedere come da quel latte io ricavo il formaggio". Il formaggio? Anche il formaggio era una cosa ancora sconosciuta agli esseri umani. Il giorno seguente lei spazzò, lavò, lucidò ed infine il Salbanelo fece il formaggio. Era ancora più squisito del burro. Ed il giorno successivo l'ometto fece la ricotta. I giorni, le settimane, i mesi passavano. La ragazza spazzava, lucidava, puliva la caverna ed il Salbanelo faceva burro, formaggio e ricotta. Un po' alla volta, praticamente senza accorgersene, anche la ragazza imparò e divenne una bravissima " casara ". Un giorno il Salbanelo decise inaspettatamente di provare ad affidarle il gregge; le fece interrompere le faccende domestiche e la condusse con sé nel bosco. Cammina, cammina, i due finalmente giunsero ad un alto pascolo dove un numeroso gregge di pecore stava brucando tranquillamente la verde erbetta. "Devi badare a queste bestie." le ordinò il Salbanelo. "L'importante è che non te ne scappi nemmeno una. Bada: io sono un osservatore attento e me ne accorgerei subito". "Va bene," rispose la fanciulla. Un po' più in la' c'era una mandria di mucche. "Ed anche a queste", aggiunse il Salbanelo. "Sono queste bestie a darmi il latte dal quale ricavo il burro, il formaggio e la ricotta. Tu baderai anche a loro. Ma attenta: se al mio ritorno ne mancasse anche una sola, il mio castigo sarebbe terribile ". Poi, senza aggiungere altro, sparì. La ragazza chiamò, cercò, ma del Salbanelo sembrava non vi fosse più traccia. Improvvisamente si ricordò del compito che le era stato affidato. Per prima cosa, decise di contare una ad una le bestie. Conta e riconta, sembrava che le pecore e le mucche non finissero mai. C'era sempre qualche agnellino, qualche uccellino, qualche fiore a distrarla. Infine, seguendo un agnellino che voleva scappare dal gregge giunse sopra una roccia dalla quale si poteva dominare tutto il paesaggio sottostante. Nel fondo della valle vi erano tante strane costruzioni. La ragazza rimase ad osservare il paesaggio stupita. Le sembrava di conoscerlo, ma poi si chiedeva come poteva conoscerlo, visto che era sempre vissuta nella caverna del Salbanelo. Improvvisamente, le ritornò la memoria e questo la liberò dall'incantesimo del Salbanelo. Ricordò tutto: la sua vera vita e la prigionia subita nella caverna dell'omino. Comprese che per salvarsi doveva fuggire, subito, prima che l'ometto rosso tornasse e potesse rifare il suo incantesimo e farle perdere nuovamente la memoria. Così la ragazza abbandonò le bestie e si lanciò a corsa sfrenata lungo i declivi del monte. Nessuno avrebbero più potuto fermarla. Chissà quanto erano stati in pensiero i suoi genitori non vedendola più tornare a casa! Forse erano morti di dolore. E questo pensiero la spronò, se possibile, a correre ancor più velocemente. Era ormai a metà monte quando udì il Salbanelo che la chiamava indietro rincorrendola. "Torna, torna, " le stava gridando. "Torna e t'insegnerò ad estrarre la cera dal siero!" Ma la ragazza non gli diede retta. Continuò a correre, giunse ai piedi del monte, attraversò i campi che circondavano il paese ed arrivò in piazza dove i suoi genitori increduli e felici e tutti compaesani, attirati dalle grida, la stavano aspettando. Lei raccontò la sua storia e poi, quando la festa per il suo ritorno finì, la ragazza insegnò ai compaesani a ricavare il burro, il formaggio e la ricotta dal latte. Però nessuno ha ancora scoperto come si fa ad estrarre la cera dal siero. |